L’acqua WAMI in vendita presso i punti vendita Coop Lombardia.

Il mio lavoro di Community Manager ad Impact Hub Milano consiste anche nel creare connessioni interessanti e di senso tra aziende, piccole medie imprese, startup e professionisti diversi per sviluppare al meglio il rispettivo business e per far germogliare collaborazioni e sinergie “intriganti”. Quella tra WAMI – Water with a Mission, startup resident nel coworking di Impact Hub Milano e Coop Lombardia, azienda sempre attenta alle tematiche ambientali e sociali, ne è un esempio.

Da luglio 2019 le bottiglie di acqua WAMI sono in vendita nei supermercati Coop Lombardia (l’elenco dei punti vendita).

E pare che tra loro sia amore ❤ a prima vista (ma non avevo dubbi).

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Sillumina (d’immenso). La partecipazione e la progettazione per il bando SIAE e l’ammissione a finanziamento per i dischi di Belize e Waxlife.

Ad ottobre 2017 sono stati emessi i nuovi bandi SIAE Sillumina rivolti a privati, aziende, enti e associazioni per la presentazione di progetti a sostegno di autori, esecutori ed interpreti under 35. La legge di stabilità, infatti, per il 2016 ha previsto la distribuzione del 10% dei compensi per la copia privata, gestiti da SIAE, in attività che favoriscano la creatività e la promozione culturale nazionale ed internazionale dei giovani.

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Ecco cosa fa di preciso una community manager ad Impact Hub Milano.

A distanza di qualche mese in Impact Hub Milano come community manager finalmente ho tutti gli elementi per definire questa professione. Una figura centrale all’interno dello spazio: il parafulmine su cui ricadono numerose richieste, il biglietto da visita per il pubblico da fuori, l’orecchio che ascolta, l’occhio che scruta, l’angelo custode, lo psicologo, il tecnico informatico, l’arrotino che affila coltelli e ripara ombrelli, il cuoco, il centralinista, l’organizzatore di eventi, il pr delle spiagge di Riccione, l’usciere, la cassiera, la promoter, la colf, la guida turistica, l’hostess da fiera, la segretaria, la designer d’interni, il social media manager, lo storyteller, l’ufficio postale che spedisce e prende pacchi ma non li tira mai ;-).

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… e lavoro per la Ghost e su Facebook faccio un post.

… all’Autogrill ordino un toast e poi siamo tutti a post(o). cit.

Cito un brano improvvisato da quel genio che risponde al nome di Lorenzo Natali (se non lo conosci è molto grave, sappilo) per parlare del 2015, anno durante il quale ho avuto la grande opportunità di lavorare con Francesco e Giuseppe, i capitani di Ghost Records, l’etichetta indipendente varesina che in questi giorni festeggerà 15 anni di attività, passione per la musica e successi. Tanti successi.

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RE.SEED: un progetto di coltivazione artistica in alcuni bellissimi parchi e giardini. Varese, 2012.

Nel 2012 capitò una cosa buffa. Daniela -la mia collega grafica- realizzò un fotomontaggio simpatico. Mise foglie secche e farfalle di feltro tra i miei capelli e scattò una foto. Poi mise il mio faccione all’interno di un vaso di terracotta. A Silvia –che creatività splendea negli occhi suoi ridenti e fuggitivi  venne in mente lo slogan “Quanto sei invasato?”. E il risultato fu questo. 427401_355693697798954_238764633_n

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Va sul Palco, il Sanremo varesino delle band emergenti. Però un po’ meglio.

Sarà il clima sanremese ad avermi influenzata, sarà la “noiona” di questi giorni (quel mix di sensazioni -per lo più negative- che annebbiano la vista, che non capisco se sia il grigio neutro del cielo di febbraio, uno dei tanti sintomi pre-mestruali, se sia colpa di Varese o della cervicale) che mi spinge a scrivere di una delle più belle iniziative per i giovani che Varese abbia mai realizzato e che mi ha reso molto felice negli ultimi anni.

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Tutto iniziò così, su una scrivania caotica. Con gli occhiali dell’invisibilità.

 

Tutto iniziò così. Con una scrivania caotica che perdeva fogli e post-it da ogni angolo. All’epoca (nel 2008) ero una signorina Precisetti e -per la precisione- una signorina Precisetti catapultata in un mondo completamente nuovo, molto distante dagli ingessati uffici universitari che avevo avuto modo di frequentare grazie alle collaborazioni studentesche. Ogni tentativo di rendere più ordinata quella scrivania era vano. E ad un certo punto ho dovuto cedere anche io al caos.

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