Tutto iniziò così, su una scrivania caotica. Con gli occhiali dell’invisibilità.

 

Tutto iniziò così. Con una scrivania caotica che perdeva fogli e post-it da ogni angolo. All’epoca (nel 2008) ero una signorina Precisetti e -per la precisione- una signorina Precisetti catapultata in un mondo completamente nuovo, molto distante dagli ingessati uffici universitari che avevo avuto modo di frequentare grazie alle collaborazioni studentesche. Ogni tentativo di rendere più ordinata quella scrivania era vano. E ad un certo punto ho dovuto cedere anche io al caos.

Ero all’ultimo anno di Scienze della Comunicazione all’Insubria (sì, esatto: scienze delle merendine – però al 5° anno e “cavia consapevole” del nuovissimo corso di laurea specialistica) e dopo un breve stage di 3 mesi decisi di fare il servizio civile sempre lì, tra quei fogli volanti e quei post-it colorati. Dovevo solo dare l’esame di Antropologia della Comunicazione il cui appello non usciva mai (ad un certo punto ho temuto che il professore fosse addirittura morto, perché non rispondeva più alle mail ed era già sull’ottantina) e scrivere la mia tesi in linguistica sui social network e il linguaggio giovanile a Varese.

Con me anche Daniela, + giovane di me di 5 anni. Ricordo la prima frase detta per rompere il ghiaccio durante un viaggio sulla linea E che dal centro ci portava a Villa Baragiola a fare formazione. “Dovrai insegnarmi tutto quello che sai sulla musica che ascolti tu, sui i Ministri e gli Zen Circus. Sai, io ascolto solo Daddy Yankee, gli Abba e tutto il meglio della musica reggaeton“. E da quel giorno non ho + smesso di ascoltare i Ministri.

La nostra sede era un154550_397683416980082_2091208253_n open space con un desk (dietro il quale ci nascondevamo con indosso gli “occhiali dell’invisibilità” per non rispondere agli utenti over 35) che ospitava un servizio per i giovani che non conoscevo nonostante avessi 25 anni. Un paio di computer “scassoni” come internet point, una parete ricoperta di faldoni rossi e gialli: gialli, per le informazioni turistiche suddivise per regioni di Italia; rossi, per i più audaci con la voglia di girare l’Europa e il mondo.  Faldoni, che una volta hanno fatto da scenografia ad una cena con il David di Donatello Elio Germano, ospite di un evento organizzato con Giulio Rossini dopo la proiezione di un film ai Giardini Estensi (di cui Elio era protagonista) e il concerto delle Bestie Rare.

La depandance di Palazzo Estense era una palazzina tutta a vetrate e in una posizione privilegiata poiché immersa nei Giardini Estensi, accanto alla biblioteca comunale.

Era quella la sede dell’Informagiovani e di alcuni uffici della Cultura. Un luogo poco conosciuto ai tempi, nato grazie ad Elena che poco più che 30enne costruì da zero un servizio per i giovani varesini, prendendo contatti, ricercando bandi di finanziamento e partecipando a pionieri convegni nazionali sulle politiche giovanili.

Come far conoscere questo luogo di opportunità per i giovani? Andando nei luoghi in cui ci sono i giovani: nelle scuole, sul web, agli eventi, in strada. E come farlo? Con uno staff di persone più o meno dell’età del target.

E’ fu così che il numero di giovani che gravitavano intorno all’Informagiovani aumentò: chi semplicemente richiedeva la tessera ostelli della gioventù, chi veniva a navigare su internet e poi si fermava lì tutto il giorno (Lorenzo Natali), chi veniva solo per scambiare 2 parole e chiedere un consiglio, chi veniva a smanettare con programmi di grafica e nel frattempo ci realizzava un volantino, chi partecipava alle riunioni della giuria giovani di Cortisonici, chi a quelle di redazione dell’Informagiovani Magazine, chi a quelle della giuria giovani del concorso musicale Va sul Palco.

Inconsapevolmente, forse, avevamo creato uno spazio libero precursore dei coworking, frequentato da tanti giovani – e sempre, devo ammettere, ragazzi brillanti con una marcia in +, che ora si sono trasferiti altrove, che hanno creato start-up di successo, che lavorano per grandi aziende come designer e che sono diventati delle eccellenze. Frequentato da tanti -dicevo- perché si poteva prendere parte a progetti fichi sulla musica, sul cinema, sulla scrittura creativa e nel frattempo scoprire talenti, propensioni ed inclinazioni lavorative.

E tornando allo scopo per cui ho aperto questo blog, ovvero creare un portfolio, e non lasciarsi andare a sentimentalismi, occhi lucidi e ricordi sbiaditi, di che mi occupavo?

Considerato che la mia testa non riusciva a concepire e tenere insieme e contemporaneamente concetti come “lavorare” e “andare ai concerti”, “guardare un cortometraggio” o “partecipare all’Art Day in piazza San Vittore” perché facevano cortocircuito, ecco le mie mansioni:

  • coordinare la redazione di Informagiovani Magazine
  • peer educator per gruppi di giovani dei progetti politiche giovanili
  • accoglienza al desk / rapporto con il pubblico 
  • ricerca opportunità dell’Unione Europea per scambi internazionali, lavoro all’estero, tempo libero, eventi, concorsi, etc. per i giovani 
  • social network Informagiovani Varese

E devo ringraziare quella scrivania con i post-it volanti se non sono diventata “una giovane vecchia con le Hogan”.

Perché il rischio obiettivamente era quello.

🙂

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